Quanti buoni pasto spettano al mese per dipendente?

Quanti buoni pasto spettano al mese per dipendente?

Normativa buoni pasto: quanti ticket al giorno e al mese per dipendente? E in smart working?

I buoni pasto, o ticket restaurant, sono tra i benefit aziendali più richiesti dai dipendenti e tra i preferiti dalle aziende grazie alla vantaggiosa normativa fiscale. A prescindere dalla loro forma, cartacea, elettronica o digitale, i ticket pasto sono un modo per aumentare il potere d’acquisto dei dipendenti, fidelizzarli e risparmiare sul cuneo fiscale.

Ovviamente ci sono delle limitazioni nell’utilizzo, nei massimali di esenzione e nel numero di buoni che si possono ricevere ogni mese o che si possono spendere in un solo acquisto. Continua a leggere per saperne di più!

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Cosa sono i buoni pasto e qual è il loro importo

I buoni pasti sono dei titoli di pagamento che consentono ai dipendenti o ai titolari di P.IVA e ditte individuali di pagare dei servizi sostitutivi di mensa, cioè di acquistare generi alimentari o pasti pronti presso i negozi convenzionati. Bevande alcoliche, dolciumi e tutto ciò che non è un genere alimentare non potrà essere acquistato (per scoprire cosa si può e cosa non si può acquistare con i ticket restaurant clicca qui).

Il valore del servizio sostitutivo è uguale al valore facciale del buono che può essere cartaceo (ticket da staccare da un carnet e presentare in cassa); elettronico (una tessera con chip da utilizzare nei POS abilitati) o digitale (il valore dei buoni sono caricati su un’app da cui si potrà pagare).

Erogare i buoni pranzo non è un obbligo per le aziende, a meno che non sia specificato nel CCNL di riferimento o nei contratti individuali. Tuttavia, molte imprese che non possono offrire un servizio di mensa si avvalgono di questi ticket per erogare l’indennità sostitutiva di mensa, che, al contrario dei buoni pasto, non è esentasse (clicca qui per saperne di più).

Ma quanto vale un buono pasto? L’importo minimo stabilito per un ticket è di 2€, mentre il massimo è 15€. Solitamente però le aziende erogano i buoni restando all’interno dei massimali di esenzione in modo da dedurre completamente le spese.

La Legge di Bilancio del 2020, ultima variazione al 2022, prevede che i buoni pasto cartacei siano esentasse fino ad un massimo di 4€ a ticket, mentre i buoni pasto elettronici e digitali fino a 8€ a ticket.

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Quanti buoni pasto spettano ogni giorno?

Ai dipendenti che hanno diritto ai buoni pasto ne spetta uno per ogni giornata lavorativa svolta. Le aziende possono anche decidere di erogarne due al giorno o anche nei giorni non lavorativi, ma questi saranno tassati normalmente perché considerati reddito da lavoro dipendente. Allo stesso modo vengono trattate le eccedenze: se un datore di lavoro eroga un buono dal valore maggiore del massimale di esenzione, l’eccedenza verrà tassata regolarmente.

Quanti buoni pasto al mese?

Buoni pasto quanti al mese spettano ai dipendenti? Abbiamo detto che ad un lavoratore spetta un buono pasto per ogni giornata lavorata, dunque il numero di ticket che spettano in un mese varia.

Le aziende solitamente calcolano quanti giorni sono stati effettivamente lavorati nel mese precedente e procedono con l’erogazione dei buoni pasto corrispondenti.

Ricordiamo che i dipendenti in ferie, in malattia, in permesso, in congedo parentale volontario o in sciopero non ne hanno diritto. Caso a parte la questione maternità obbligatoria (clicca qui per saperne di più).
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I buoni pasto spettano anche ai lavoratori in smart working?

Sì, i buoni pasto spettano anche ai lavoratori in smart working. Un lavoratore da casa è considerato presente e ha comunque il suo monte ore da rispettare quotidianamente. Ciò significa che siccome gli è riconosciuta la giornata lavorativa allora gli possono anche essere riconosciuti i buoni pasto.

Tale considerazione è stata ulteriormente chiarita dall’Agenzia delle Entrate quando ha affermato che ai lavoratori in smartworking si deve applicare comunque la tassazione agevolata rispetto ai buoni pasto. Leggi qui per saperne di più.

Buoni pasto cumulabili: quanti buoni si possono utilizzare per fare la spesa?

Nonostante ogni lavoratore abbia diritto ad un solo buono pasto al giorno, non è obbligato ad usarlo uno per volta: i buoni pasto, infatti, si possono cumulare fino ad un massimo di 8. Non è necessario che vengano utilizzati solo nei giorni lavorativi ma possono essere spesi in qualunque momento della giornata e della settimana. Ricordiamo inoltre che i buoni non danno diritto al resto, per cui non è sempre la scelta più conveniente utilizzarli contemporaneamente. Leggi qui per saperne di più.

Buoni pasto o buoni spesa: qual è il benefit migliore?

Buoni pasto o buoni spesa: qual è il benefit migliore?

Quale benefit aziendale è il migliore per incentivare la forza lavoro

Negli ultimi anni si è notata una crescente attenzione verso politiche di welfare aziendale e sistemi di erogazione benefit aziendali. Sempre più datori di lavoro hanno realizzato che incentivare i dipendenti e premiarli significa aumentare la loro motivazione, la loro soddisfazione e in ultima analisi le loro prestazioni.

Esistono vari strumenti e modalità per raggiungere questi obiettivi tra cui i buoni pasto e i buoni spesa. Nei prossimi paragrafi vedremo quali sono le differenze tra questi benefit, la normativa fiscale di entrambi e tutti i vantaggi per imprese e dipendenti.

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Che cosa sono i buoni pasto e i buoni spesa per i dipendenti?

Buoni pasto e buoni spesa sono i due benefit più diffusi nelle aziende; la loro flessibilità e utilità nel migliorare il work-life balance li rendono anche i più desiderati dai dipendenti e dalle loro famiglie.

Tuttavia si tratta di due benefit diversi: se è vero che fanno entrambi parte di agevolazioni accessorie alla retribuzione, è anche vero che sono diversi sia dal punto di vista legislativo sia dal punto di vista fiscale.

Vediamo nel dettaglio cosa sono, come funzionano e la normativa fiscale di questi due benefit.

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Buoni pasto

I buoni pasto sono dei titoli di pagamento dal valore prestabilito che fungono da servizio sostitutivo di mensa. Le aziende li erogano ai propri dipendenti per acquistare pasti pronti, bevande (tranne l’aclool) e generi alimentari in tutti i negozi convenzionati con la marca del buono erogato. Tendenzialmente sono accettati da ristoranti, bar, supermercati, tavole calde e altri esercenti che somministrano cibo e bevande.

Buoni pasto a chi spettano: i buoni pasti sono erogabili a lavoratori con contratto indeterminato, determinato, full time o part time ed anche a collaboratori. Alcune eccezioni e normative particolari riguardano stagisti e apprendisti, soci, lavoratori in congedo parentale, maternità o paternità e lavoratori in smart working.

I dipendenti che li usano devono ricordare che i buoni hanno una scadenza (cosa fare in caso di buoni pasto scaduti? Clicca qui), che non sono cedibili, commercializzabili o convertibili in denaro, e che si possono utilizzare solo fino a 8 per transazione.
Al contrario dell’indennità in busta paga, i buoni pasto godono di una tassazione di favore e sono considerati flexible benefit, cioè un’integrazione alla retribuzione. Le normative che regolano tali benefit sono:

  • Decreto n°122 del 7 giugno 17;
  • Articolo 51 del TUIR;
  • CCNL di riferimento;
  • Accordi sindacali e aziendali.

I buoni pasto sono quindi, secondo normativa vigente, sono esenti da oneri fiscali e previdenziali entro i seguenti massimali:

  • 4,00€ al giorno per dipendente in caso di buoni cartacei;
  • 8,00€ al giorno per dipendente in caso di buoni elettronici o digitali.

Inoltre i ticket restaurant sono 100% deducibili per aziende con l’IVA agevolata al 4%, mentre per liberi professionisti e ditte individuali l’IVA è al 10% ed è prevista la deducibilità delle spese fino al 75% per un importo non superiore al 2% del proprio fatturato nel periodo d’imposta.

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Buoni spesa

I buoni spesa, altrimenti chiamati buoni regalo, buoni acquisto o anche buoni shopping, sono dei titoli di acquisto di importo variabile con cui i dipendenti possono acquistare beni e servizi di varia natura presso gli esercenti convenzionati con il fornitore che eroga i buoni.

Questo benefit rientra, al contrario dei buoni pasto, nei fringe benefit ed è dunque propriamente welfare aziendale. Ricordiamo però che i buoni spesa non devono essere per forza erogati all’interno di un piano welfare strutturato ma possono anche essere erogati come premio di risultato una tantum.

Rispetto ai buoni pasto, i buoni spesa sono soggetti a meno restrizioni in materia di spendibilità. In questo caso ciò che può essere acquistato non si limita ai generi alimentari, ma si estende anche a prodotti per la casa, per la cura della persona, vestiti, giochi per bambini ecc…

Come dicevamo, i buoni shopping rientrano nella categoria dei fringe benefit e non dei flexible benefit (clicca qui per scoprire la differenza) e dunque hanno una normativa fiscale diversa dai buoni pasto. Vediamola nel dettaglio.

I fringe benefit sono agevolazioni soggette ad una deducibilità limitata. Secondo l’articolo 51, comma 3 del TUIR prevede che i fringe benefit siano deducibili fino a 258,23€ all’anno per dipendente. Il limite di esenzione era stato raddoppiato a 516,46€ nel 2020 e riconfermato nel 2021, ma nel 2022 è stato fatto tornare al suo valore standard. Ricordiamo che la cifra massima di esenzione si riferisce al totale dei fringe benefit erogati e non solo ai buoni shopping o buoni spesa.

Perché premiare i dipendenti con i benefit aziendali

Implementare in azienda un piano di welfare aziendale o erogare i buoni pasto ha molti vantaggi per i dipendenti quanti per l’impresa. Molti studi affermano che motivare la propria forza lavoro con dei benefit si ripercuote positivamente su tutto il business. Alcuni dei benefici riscontrabili sono:

  • Aumento della produttività e miglioramento delle performance dei dipendenti;
  • Miglioramento dell’immagine aziendale;
  • Ridurre il cuneo fiscale e aumento del potere d’acquisto dei lavoratori;
  • Accontentare tutte le categorie dai più giovani ai senior.
  • Risparmio sulle tasse;
  • Facilità di acquisto e di erogazione.

Pausa pranzo in smart working: come gestirla al meglio

Pausa pranzo in smart working: come gestirla al meglio

Buoni pasto, food delivery e flessibilità: ecco i trend della pausa pranzo in smart working

La modalità di lavoro da remoto, o smart working, si è diffusa per necessità ma, ad oggi, sono in molti quelli che non vorrebbero rinunciarvi anche dopo la fine dello stato di emergenza. I vantaggi per lavoratori e aziende sono molti: maggiore flessibilità, migliore work-life balance, meno tempo e denaro spesi nel tragitto casa-lavoro e migliori performance. Nonostante ci siano anche dei lati negativi, come le minori occasioni di socializzazione con i colleghi, la maggior parte dei lavoratori vorrebbe continuare, almeno per qualche giorno a settimana, a lavorare da casa.

Ma in questo contesto come si inserisce la tradizionale pausa pranzo? Anche i momenti di pausa infatti sono radicalmente cambiati e le persone hanno acquisito nuove abitudini e nuove tendenze. In questo articolo vedremo il ruolo dei buoni pasto, se questi possono essere corrisposti ai lavoratori in smartworking, e la nuova frontiera della pausa pranzo: il food delivery.

 

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Fine stato di emergenza e smart working: cosa cambia

La fine dello stato di emergenza legato al Covid-19 non comporterà un massivo rientro dei lavoratori negli uffici. Una modalità di lavoro obbligatoria è presto diventata un benefit irrinunciabile per molti. Anche molti direttori del personale la pensano così: secondo l’Aidp, infatti, ben il 68% di questi manager vorrebbe continuare ad utilizzare questa forma di lavoro anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria.

Nonostante in Italia quando si parla di smart working non si intenda il lavoro agile ma il lavoro da casa, sono il risparmio sui costi di trasporto, la maggiore flessibilità e la responsabilizzazione individuale che hanno resto questa modalità di lavoro così popolare.

Per tali motivi anche il Governo si è mobilitato per rendere la normativa che regola lo smart working più snella e chiara. Il 16 Marzo, infatti, è stato approvato un disegno di legge che sostituirebbe la legge attuale approvata del 2017. Per entrare effettivamente in vigore, la nuova legge, deve ricevere il via libera del Parlamento (prevista per Maggio 2022), ma sostanzialmente le novità sono le seguenti:

  • Obbligo di un accordo individuale e conferma del ruolo della contrattazione collettiva;
  • Definizione di smart working solo se supera il 30% del tempo lavorato;
  • Assimilazione tra smart working e lavoro in ufficio;
  • Diritto alla disconnessione;
  • Incentivi per le imprese che offrono la possibilità di fare smartworking.

Come è cambiata la pausa pranzo dei lavoratori da remoto

Il lavoro agile però ha anche degli svantaggi (per saperne di più clicca qui). Tra i più impattanti troviamo l’isolamento dei lavoratori e la mancanza di separazione da ambiente domestico e lavorativo. In questo contesto si inserisce pienamente il momento della pausa pranzo. Come è cambiata e come cambierà questo momento per tutti quei lavoratori che svolgono le loro mansioni da casa?

Digitalizzazione, innovazione e flessibilità sono i capi saldi della transizione verso un nuovo modo di mangiare durante l’orario lavorativo. Ciò nonostante, la tradizione e l’italianità non possono mancare nei piatti degli italiani come afferma la ricerca di Praxidia.

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Smart working e buoni pasto: quando spettano?

Per tutti coloro che si sono trovati costretti a lavorare in smart working o che lo hanno scelto è sorta la questione dei benefit aziendali. Questi benefit possono essere corrisposti comunque ai lavoratori a casa? Come funziona con smart working e buoni pasto?

Le disposizioni sono chiare: il trattamento economico e normativo del lavoro da casa deve essere uguale a quello corrisposto per il lavoro in ufficio. Anche l’Associazione Nazionale Società Emettitrice Buoni Pasto (ANSEB) ha rimarcato che non sussiste alcuna motivazione per cui i buoni pasto non dovrebbero essere corrisposti ai dipendenti che lavorano da casa. A meno che non ci siano vincoli aziendali che ne escludano la distribuzione, il buono pasto è un benefit che va riconosciuto anche ai lavoratori agili.

Dunque, per chi aveva già prima della diffusione dello smartworking i buoni pasto continuerà a riceverli, mentre chi non li riceveva non ne avrà diritto durante il lavoro agile. Per saperne di più clicca qui.

Ma continuare a garantire ai collaboratori impiegati da casa i buoni pasto non è solo adeguamento alla normativa, ma anche una prerogativa delle aziende che mettono al primo posto il benessere dei propri lavoratori, la loro motivazione e le loro performace.

Quale è la tipologia migliore di buono pasto per chi lavora da casa?

Il tradizionale buono cartaceo è un evergreen, ma ad oggi esistono delle alternative fiscalmente più vantaggiose e decisamente più comode per i collaboratori in smartworking: il buono pasto elettronico e il buono pasto digitale. Vediamo perché.

Prima di tutto i buoni pasto elettronici e i buoni pasto digitali sono deducibili per le aziende, secondo la Legge di Bilancio 2020, entro 8€, mentre il buono pasto cartaceo è deducibile entro 4€. Oltre a ciò, è il buono pasto digitale che permette la maggiore flessibilità di utilizzo in quanto non bisogna distribuire ai dipendenti né un blocchetto con i voucher né una tessera con chip. Attraverso un portale dedicato, il buono pasto digitale è il più semplice da utilizzare e da monitorare per i dipendenti.

Food Delivery e Spesa Online: come acquistare con i buoni pasto

Per i lavoratori in smart working può essere complesso gestire la pausa pranzo in casa. Il tempo a disposizione è poco e la tentazione di acquistare pasti pronti sulle principali app di food delivery come Just Eat, Deliveroo o Glovo sono molte.

Ora, se un collaboratore non ha i buoni pasto può farlo tranquillamente come se fosse sul posto di lavoro, ma una persona con i buoni pasto può acquistare online? La risposta purtroppo è nì: solamente Just Eat lo permette. Le altre app di food delivery non permettono l’utilizzo dei buoni pasto come mezzo di pagamento. Anche per quanto riguarda la spesa online ci sono ancora dei limiti. Scopri di più in questo articolo.

Scadenza buoni pasto: cosa fare con i ticket scaduti

Scadenza buoni pasto: cosa fare con i ticket scaduti

Hai dei buoni pasto scaduti e non sai cosa fare? Leggi la nostra guida per il rimborso e per il rinnovo

I buoni pasto sono tra i benefit più richiesti e più apprezzati dai dipendenti. Perché? Perché sono versatili: possono essere usati sia per acquistare pasti pronti che generi alimentati al supermercato; e per la loro normativa fiscale vantaggiosa: non concorrono al reddito da lavoro dipendente e per le aziende hanno l’IVA al 4% detraibile.

Ma per sfruttare al meglio questo benefit bisogna che il dipendente stia attento alla scadenza dei buoni pasto. Una domanda comune è cosa fare quando i ticket restaurant scadono? Come richiedere il rimborso o il rinnovo dei ticket scaduti?

In questo articolo vedremo una semplice guida su come non perdere il bonus buoni pasto una volta passata la data di scadenza.

Se sei un’azienda e stai valutando di erogare i ticket restaurant ai tuoi dipendenti clicca qui per comparare i migliori fornitori.

Buoni Pasto normativa: quando scadono i buoni pasto?

Scadenza Buoni Pasto: i buoni pasto hanno una scadenza? La risposta è ma con alcune precisazioni. I buoni erogati da Gennaio fino a tutto Agosto sono validi fino al 31 Dicembre dello stesso anno. I ticket pasto emessi tra Settembre e Dicembre invece, sono validi fino al 31 Dicembre dell’anno successivo.

Non riuscire a spendere i buoni pasto in tempo è praticamente impossibile, la loro spendibilità infatti è molto alta. Si può fare la spesa al supermercato ma anche comprare cibi già pronti tramite le migliori app di delivery, agli spacci alimentari, ai bar, ai ristoranti, alle tavole calde e molto altro. Per scoprire quali negozi sono convenzionati con i tuoi buoni pasto clicca qui.

Nonostante questo però può capitare di scordarsi la scadenza dei buoni pasto. Cosa fare con i buoni pasto scaduti? Esiste un modo per recuperarne il costo o chiederne il rimborso?

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Buoni pasto scaduti cosa fare?

Il lavoratore che ha diritto ai buoni pasto e che li riceve è tenuto ad utilizzarli entro la data di scadenza. La data è riportata sui ticket quando sono cartacei, o può essere consultata tramite l’app quando i buoni pasto sono elettronici o digitali.

Cosa fare in caso i propri buoni pasto siano scaduti? Generalmente questo inconveniente è facilmente risolvibile e spesso si può ricevere un rimborso o un rinnovo del buono pasto scaduto.

Per una procedura di rimborso o rinnovo che vada a buon fine bisogna che i buoni pasto cartacei non siano strappati, danneggiati o scarabocchiati. Per i buoni elettronici non vige questo obbligo ma devono essere tracciabili tramite l’app.

Però, anche tenendo conto di queste accortezze, non sempre il lavoratore avrà diritto alla sostituzione del buono pasto o a un rimborso completo. Le norme di rimborso dei buoni pasto scaduti sono diverse per ogni società che li emette. Di norma, il lavoratore può richiedere il rimborso se i buoni non sono scaduti da più di 1/3 mesi a seconda del contratto. Prima viene avviata la pratica, più e probabile avere successo.

Richiedere il rinnovo e il rimborso dei buoni pasto scaduti: a chi rivolgersi?

A chi rivolgersi quando la scadenza buoni pasto è passata? All’azienda. Il singolo dipendente infatti non può, se non in alcuni casi, avviare la richiesta da solo. L’azienda dunque avrà anche la possibilità di rifiutare la domanda di rimborso del dipendente.

In caso però il datore di lavoro acconsenta ad avviare la procedura, sarà cura dell’ufficio del personale (o chiunque abbia la mansione di erogazione dei buoni) contattare il fornitore dei ticket restaurant per capire come procedere. Esiste infatti, nei contratti stipulati tra azienda e fornitore, una finestra temporale entro la quale è possibile richiedere la sostituzione di alcuni buoni scaduti.

Per le aziende pubbliche vale la stessa regola. Non è il dipendente che richiede il rimborso ma, tale processo, è a cura dell’ufficio che si occupa dell’erogazione dei buoni pasto. A seconda delle condizioni di gara stipulate ci saranno modalità e tempistiche di reso diverse.

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Scadenza Buoni Pasto: Rimborso ticket restaurant scaduti

Per quanto riguarda i ticket restaurant, cioè i buoni pasto di Edenred, se l’azienda è tempestiva nella richiesta di rimborso dovrebbe andare tutto a buon fine. Questo per i ticket cartacei, dove necessariamente serve l’intermediazione dell’ufficio del personale o chi per lui. I buoni elettronici Edenred, invece, potranno essere rinnovati in autonomia tramite l’app. Al suo interno infatti si trova il pulsante “richiedi rinnovo”.

Scadenza Buoni Pasto: Rimborso buoni pasto day

Per il fornitore Up Day sia per i buoni pasto elettronici che per quelli cartacei deve essere l’azienda ad avviare la procedura di rinnovo. Per conoscere i dettagli della procedura bisogna contattare l’Assistenza Clienti di Day.

Normativa indennità sostitutiva di mensa e buoni pasto

Normativa indennità sostitutiva di mensa e buoni pasto

Mensa aziendale, indennità sostitutiva di mensa, mensa diffusa o buoni pasto: cosa conviene di più per dipendenti e aziende?

La pausa pranzo è fondamentale per il benessere e per la qualità delle performance dei dipendenti. Anche nel caso di smart working, il momento che i lavoratori dedicano al pasto va valorizzato da parte delle aziende. Dunque è necessario che gli addetti al personale si interroghino su come gestire la pausa pranzo, o cena in caso i propri lavoratori abbiano orari di lavoro divisi su turni. A seconda delle necessità l’azienda può dotarsi di una mensa aziendale o optare per diverse prestazioni sostitutive come l’indennità sostitutiva di mensa, i buoni basto o la mensa diffusa.

Ma quale opzione sostitutiva è la più conveniente per aziende e dipendenti?

In questo articolo capiremo la normativa mensa aziendale, a chi spetta un’indennità sostitutiva di mensa e la fiscalità dei buoni pasto.

Quando la mensa aziendale è obbligatoria?

La legge italiana prevede, per i dipendenti che hanno una giornata lavorativa di più di 6 ore, il diritto ad una pausa per la consumazione del pranzo (o della cena a seconda di come è organizzato l’orario di lavoro). Inoltre, per le aziende che hanno più di 30 dipendenti vige l’obbligo di dotare i propri uffici di almeno un ambiente a uso refettorio. Cioè degli spazi dedicati con tavoli, sedie, riscaldamento/raffreddamento dove i lavoratori possono consumare il proprio cibo.

Ma il diritto alla pausa pranzo o il diritto a dei locali a uso refettorio non comprendono anche il diritto alla mensa aziendale. Attualmente nel nostro paese infatti non è in essere nessun dovere per le aziende di erogare tale servizio di mensa o prestazioni sostitutive.

Decidere di aiutare i propri dipendenti e migliorare il loro work-life balance (per un approfondimento sul tema clicca qui) fornendo una mensa aziendale interna o dei servizi sostitutivi di mensa è quindi un atto volontario. Questo a meno che il CCNL, o Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, di riferimento non ne specifichi l’obbligatorietà.

Cos’è una prestazione sostitutiva di mensa?

Quando la presenza di una mensa aziendale sia prevista nei CCNL, e quindi sia di fatto obbligatoria, o quando il datore di lavoro vuole mettere i propri dipendenti in condizione di fruire di un servizio per i pasti, che opzioni ha l’azienda?

Prima di tutto l’azienda può prevedere una mensa interna. Cioè un luogo appositamente dedicato alla distribuzione e alla consumazione dei pasti. La mansione può essere gestita dall’azienda stessa o può essere appaltata a società terze specializzate. In alternativa esistono delle soluzioni equiparate alla mensa che la normativa chiama prestazioni sostitutive di mensa. Tra queste troviamo l’indennità sostitutiva di mensa, i buoni pasto e la mensa diffusa.

Tra queste alternative esistono grandi differenze soprattutto dal punto di vista fiscale. Vediamole nel dettaglio per comprendere quale è la più conveniente per aziende e dipendenti.

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Comparazione delle prestazioni sostitutive tra buoni pasto e indennità sostitutiva di mensa

Mensa aziendale normativa

L’azienda che decide di erogare ai propri dipendenti il servizio di mensa aziendale può o provvedere ad organizzarla internamente o appaltarne la gestione a terzi. In ogni caso comunque la normativa mense aziendali prevede che i costi sostenuti non concorrono alla formazione da reddito dipendente.

Come funziona la mensa diffusa

La mensa diffusa è una prestazione sostitutiva di mensa, cioè rientra in quella categoria di servizi alternativi alla mensa aziendale ma che comunque forniscono ai dipendenti dei pasti durante l’orario lavorativo.

Nello specifico la mensa diffusa prevede l’acquisto e la distribuzione, da parte dell’azienda, di una carta elettronica che permette di consumare i pasti in alcuni esercenti convenzionati (di solito tutti nelle vicinanze del luogo di lavoro). La carta è utilizzabile solo durate alcuni orari e solo nei giorni effettivamente lavorati dal dipendente.

Questa prestazione è assimilata alla mensa più tradizionale anche per quanto riguarda la tassazione. I costi sostenuti dunque non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente.

Cos’è l’indennità sostitutiva di mensa

Anche l’indennità sostitutiva di mensa o solo indennità di mensa è una prestazione sostitutiva. Si tratta di emolumenti inseriti nella busta paga del lavoratore e possono essere corrisposti sia su base giornaliera che mensile. Spesso il datore di lavoro stabilisce un indennizzo su base giornaliera che va moltiplicato per tutti i giorni lavorati dal dipendente. In alternativa il datore può stabilire una somma oraria che andrà moltiplicata per le ore lavorate mensilmente.

Nella maggior parte dei casi questa indennità di mensa è a tutti gli effetti parte della retribuzione base del lavoratore e quindi concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente. Il bonus mensa è interamente soggetto a tassazione e contribuzione.

Diciamo nella maggior parte dei casi perché esistono delle esenzioni a questo tipo di tassazione indennità mensa. L’indennità sostitutiva di mensa non è soggetta a contribuzione e tassazione quando:

  • Viene erogata a lavoratori dei cantieri edili;
  • A luoghi di lavoro isolati e senza possibilità di raggiungere servizi di ristorazione;
  • I dipendenti lavorano in uffici e strutture temporanee.

In queste situazioni l’indennità sostitutiva di mensa è esente da tasse fino al tetto massimo di 5,29€ al giorno per dipendente.

Come usare i buoni pasto

I buoni pasto o buoni mensa sono un’altra opzione che si presenta alle aziende per quanto riguarda le prestazioni sostitutive di mensa. Sono dei ticket cartacei, elettronici o digitali che i dipendenti possono utilizzare per acquistare pasti pronti o generi alimentari in tutti i negozi convenzionati distribuiti in tutta Italia compresi supermercati, tavole calde, bar e molto altro.

La normativa buoni pasto prevede che siano esenti da tasse entro 4€ per i ticket restaurant cartacei e entro 8€ per i ticket mensa elettronici e digitale. Possono inoltre essere accumulati fino ad un massimo di 8 e usati presso gli esercizi commerciali convenzionati.

Cosa conviene di più: servizio mensa aziendale, buoni pasto mensa, mensa diffusa, indennità sostitutiva mensa o buoni pasto?

Nonostante l’indennità sostitutiva di mensa sia tra le prestazioni più scelte dalle aziende non è la più convenienti perché non è esente da tasse e concorre al reddito dei dipendenti. Altre soluzioni, come i buoni pasto o la mensa diffusa sono ottime per ridurre i costi sul personale ma allo stesso tempo fornire un benefit apprezzato.