Sei un titolare d’azienda o un possessore di partita IVA? Vuoi risparmiare, ma allo stesso tempo erogare servizi utili in grado di migliorare il clima aziendale e la produttività di lavoratori e collaboratori? Scopri i migliori buoni pasto.

Scopri la normativa fiscale dei buoni pasto ad essi collegata. Come sono gestiti da un punto di vista legislativo? Quali vantaggi garantiscono? Leggi di più nei prossimi paragrafi.

I migliori buoni pasto: fringe benefit o flexible benefit?

I buoni pasto sono considerabili come una forma di fringe benefit, sono cioè delle integrazioni aggiuntive al reddito base del singolo lavoratore. Per questo motivo, se il loro importo non supera le soglie prescritte dalla legge, i buoni sono esenti da tasse. Nel caso in cui questo importo invece superi la soglia prescritta, la differenza sarà aggiunta nella busta paga del lavoratore che sarà chiamato a pagare imposte e contributi relativi.

I fringe benefit però non sono gli unici benefit che i datori di lavoro possono erogare. Un’altra categoria sono i flexible benefit. Questi sono, diversamente dai fringe benefit, totalmente esenti da tasse e contributi. Tale defiscalizzazione deriva dal fatto che vengono considerati come complementari al reddito e non un’integrazione.

Le caratteristiche dei migliori buoni pasto

I buoni pasto sono dei voucher che integrano il reddito dei dipendenti. Questi pertanto sono un’agevolazione in quanto aumentano il potere d’acquisto dei lavoratori e non incidono sulle casse dei titolari e delle aziende. In parole povere, un titolare che eroga buoni pasto ai propri dipendenti potrà ottenere un risparmio di più o meno il 45% sulle spese per i propri dipendenti e collaboratori.

Per quanto riguarda chi può riceverli, hanno diritto a questo fringe benefit tutti coloro che sono dipendenti full time o part time. Inoltre sono inclusi anche i possessori di P.IVA. Di solito ad ogni dipendente spetta un buono pasto per ogni giorno lavorato.

Spontaneamente, data la recente pandemia, nasce la domanda: e se i miei dipendenti sono in smart working? Nessun problema, la legge prevede che i buoni pasto siano erogati anche a tutti coloro che adottano la formula di lavoro agile “da casa”.

I migliori buoni pasto: la normativa che regola la tassazione

Essendo i buoni pasto considerabili come dei fringe benefit, questi seguono le regole di tassazione descritte precedentemente. Se non superano la soglia prescritta dalla legge italiana quindi, i migliori buoni pasto si rivelano totalmente esentasse, in caso contrario questi vengono inseriti nel reddito del lavoratore e perciò tassati regolarmente.

Per quanto riguarda le soglie massime entro le quali i ticket rimangono esentasse, nel 2021 sono queste:

  1. Per i voucher cartacei la soglia è stabilita a 4 euro.
  2. Per i voucher elettronici la soglia è stabilita a 8 euro.

I buoni pasto nascono nel formato cartaceo, tuttavia dal 2012 i ticket restaurant elettronici stanno prendendo il sopravvento. Ciò è tale per svariati motivi. Uno di questi è deducibile con un primo sguardo alla tabella precedente. I migliori buoni pasto elettronici risultano quindi essere la versione più incentivata dal governo italiano e la più defiscalizzata, grazie ad un massimale più elevato e dunque una migliore spendibilità.

Tale decisione ha le sue radici nella volontà di rendere le aziende italiane più trasparenti e sempre più digitali. La digitalizzazione è infatti un punto chiave del progresso e usare metodi di pagamento elettronici e tracciabili è decisamente un passo verso questa direzione.

La storia dei primi e migliori buoni pasto

Correva l’anno 1954 quando delle aziende locate in Gran Bretagna decisero di utilizzare per la prima volta i buoni pasto. Pagare con dei biglietti di carta che non fossero moneta corrente per quel tempo deve essere stata una vera rivoluzione innovativa, infatti anche John R. Hack si incuriosì.

Quest’uomo d’affari inglese farà la storia perché fonderà una delle prime società di buoni pasto: la “Luncheon Vouchers Ltd” che aprì nel 1955 e che divenne poi nel 1999 “Accor Services”. L’intuizione fu geniale considerate anche le condizioni socio-economiche del Regno Unito nel secondo dopo guerra. Le aziende facevano fatica a pagare i loro dipendenti e usufruire dei servizi dell’allora Luncheon Vouchers Ltd era sicuramente un modo per aiutare i lavoratori a sbarcare il lunario.

Il sistema di questi biglietti di carta per il pranzo fu talmente di successo che il governo inglese decise di defiscalizzarli. In questo modo si creò un vero e proprio business intorno ai buoni pasto. Infatti alla fine del 1957, cioè solo 3 anni dopo la fondazione della Luncheon Vouchers Ltd, le aziende inglesi che li usavano erano più che raddoppiate: da 3500 a 8000.

La storia dei migliori buoni pasto in Italia

In Italia invece i ticket per la pausa pranzo arrivano con una ventina di anni di ritardo rispetto al Regno Unito. Iniziano infatti a diffondersi verso la metà degli anni Settanta. Come in altri paesi, questi buoni hanno riscosso immediatamente un grande successo e ad oggi quasi la metà di dipendenti totali (11 milioni) li riceve e li usa per mangiare fuori durante la pausa pranzo o per fare la spesa.